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Proprietà letteraria 109

ed onorato titolo in quello volgare ed osceno di Barbagialla! Malesuada fames!

Raccapricciai! Corsi a Bologna dal mio avvocato, che mi consigliò di munirmi della Proprietà letteraria.

Per questo, stia a sentire, comprai due fogli di carta bollata da una lira e venti centesimi l’uno. Ci stesi, in doppio originale firmato, la mia brava domanda al signor Prefetto della Provincia, a norma dell’art. 1 del regolamento per l’applicazione delle leggi 25 giugno 1865, n. 2337, e 10 agosto 1875, n. 2652, approvato con R. Decreto pure 10 agosto 1875, n. 2680. S’intende che le due domande erano scrupolosamente stese secondo il modulo A, e portavano in seno due esemplari del mio Barbaverde, che costa venti centesimi. E s’intende pure che, prima di portar le domande in Prefettura, portai la mia persona dal signor Ricevitore del Registro, in mano del quale pagai dieci italiane lire di tassa a norma dell’art. 2 del citato regolamento. E colla ricevuta, le domande e un po’ d’asma, salii le interminabili scale del palazzo del Governo.

L’impiegato che mi ricevette fu gentilissimo. Si cavò e si rimise la pipa in bocca in segno di saluto, come noi facciamo col cappello, e mi permise di accostarmi al caminetto. Quando gli ebbi contato il mio affare, pipò alquanto ironicamente, prese con delicatezza le mie domande e ci scrisse sopra un certificato secondo il modulo C, da esser poi trascritto sovra apposito registro a norma del noto regolamento. Ed Ella crede senza dubbio che la cosa