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sedio la città di Anversa: coteste guerre di Fiandra procedevano sconciamente spietate, conciossiachè alle consuete cause di rabbia, che spinsero gli uomini a lacerarsi fra loro, si aggiungesse il furore religioso. Adesso accadde come durante cotesto assedio certa giovane gentildonna cascasse inferma di languore; i medici, avuti fra loro non pochi consulti, si appuntarono a dire che se il latte di Ciuca non la guariva, altro rimedio non ci vedevano; tutto questo andava bene, ma Ciuche in Anversa non se ne trovavano; almeno di quelle, che in grazia del latte tanto giovano agl’infermi del male dell’etico. Un virtuoso giovane, o sia che amore della gentildonna il pungesse, o sia che altro motivo a me ignoto lo consigliasse, uscì risoluto dalla città assediata andando al campo nemico in traccia di una Ciuca; preso dagli Spagnuoli e tratto a mo’ di spia alla presenza del Farnese, in parlare breve e succinto lo chiari della cagione per la quale egli si era messo allo sbaraglio in cotesta avventura. Uditolo il duca umanamente, molto commendollo in prima dell’animo egregio e poi gli donò non solo la Ciuca desiderata, ma caricatagliela con quanti poteva portare, Capponi, Pernici e di ogni maniera vivande, gli commise salutasse in suo nome la dama, il municipio e il popolo di Anversa. Il giovine riportò i saluti e, com’è natura di cotesta beata età, che