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cose spirituali, con le temporali, qualche rimedio si trova; che dove vi sono uomini vi sono modi. Accaduto il contrasto, gli è chiaro che bisogna venire a mezzo ferro, e romperla, ovvero sostenere la parte vile quanto burlesca del servo di due padroni, che ad uno dà ad intendere una cosa e a un altro un altra; onde spesso si vedrebbe concedere dai ministri laici, quanto dalla cancelleria apostolica si negasse e viceversa, ed infatti fu visto. Qui dunque giaceva il nodo, il quale non potendo passare il pettine, tira, tira, la canapa strappò. Pretendevano il papa e i cardinali reggere esclusivamente l’officio dei negozii esterni, e bisogna dire che nel concetto di conservarsi si mostravano consentanei alla ragione; i riformatori lo contrastavano, ed era manifesto che insidiavano il potere temporale del papato o non sapevano quello che facevano, ed io credo per lo appunto così. Pare impossibile che a questo non pensasse il Gioberti, ma di lui non mi maraviglio, imperciocchè quando egli dettava il Primato e i Prolegomeni non potevasi immaginare il precipizio dei casi, che indussero la necessità di trasformare il papato in governo costituzionale; bensì mi fa specie Pellegrino Rossi, uomo per acutezza d’ingegno a nessuno secondo, e per di più perito nella pratica delle faccende umane, il quale resse ministro a cose incamminate. Narrasi come papa Ono-