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invano stendi le mani intirizzite e frughi per le ceneri degl’imperii un tizzo di brace, che valga a riscaldarti; da molto tempo sono cenere, ed ancorchè nol fossero, che mai ne spereresti? I papi tuoi emuli sacerdoti e guerrieri fanno con le mani proprie i loro negozii, le tue non sanno altro che sporgersi per la elemosina: ora sei diventato arnese di governo per essi, come la manetta, la scure, il debito e il convito. Un giorno andavi coronato, come tre Re; nel tuo orgoglio superbo schernivi la umanità chiamandoti: servo dei servi di Dio; adesso prova di che sappia essere veramente servo dei servi dei re....

Qui il libretto in questo punto apparisce stracciato; dopo alcuni fogli continua a trattare l’argomento in istile diverso, e quasi non sembra quel desso di prima; però ti accerto, che ella è farina del medesimo sacco: nè come questo potesse accadere ora cade in acconcio investigare; però ripiglio la lettura:

— Vincenzo Gioberti fu uomo copiosissimo di parole e di concetto altresì: della Libertà sviscerato, di costumi onesto, schivo di sostanze, in tutto degno della nobile Patria nella quale sortì il suo nascimento; però stemperato troppo più che a filosofo vero, massime politico, convenisse; la quale in temperanza, se io non prendo errore, era cagionata in lui dall’ardente dialettica dove