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voti; il tuo popolo, ahi! vituperio delle genti, glieli vende. Quale puoi far valere diritto por diventare potenza? Il Turco che, da qualche taccherella in fuori, è il primo galantuomo del mondo, non ti provoca punto, all’opposto scansa ogni occasione di accattare brighe con te; sta sul suo: i tuoi confini rispetta.

Quando ebbi inteso cosiffatte parole io chinai il muso e tanto il tenni basso, finchè una voce interna mi avvertì: — guarda ed ascolta. — Allora levai le ciglia un poco in su, e vidi davanti a me una donna, e questa donna era la Grecia.

Ella teneva appoggiato il fianco infermo ad un sepolcro; calzava sandali logori; dagli strappi della veste apparivano le sue membra emunte dalla febbre; le treccie irte della folta chioma; gli occhi aveva infiammati, come persona, che abbia pianto molto, ed anche adesso ne uscivano lacrime grosse, come i goccioloni precursori della tempesta: nè la procella si fece aspettare, che dalle labbra le scoppiò un turbinio di parole smaniose, le quali suonarono così:

— Fu già in Locri una legge, la quale ordinava, che qualunque cittadino avvisasse concionare il popolo intorno alle faccende pubbliche lo potesse; a patto però, che salisse in bigoncia col canapo al collo, perchè, se proponeva cose degne, ricevesse il tributo di lode che meritava; se poi il contrario,