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capitolo xxii.


strido e lascia andare la lanterna in terra, la quale mandando un getto di luce si spenge, colpa dell’olio, che rifluito a cagione del colpo verso il lucignolo lo soffocò: nel punto stesso un urlo più straziante del primo percosse gli astanti, che sebbene non assueti a spaurirsi, ne sentirono raccapriccio e terrore; sicchè il capitano, secondo la rubrica, esclama:

Countacc! Che storia è questa?

Curio, con l’occhio avvezzo al buio, aveva di già riconosciuto Filippo, e il suo cuore si era sollevato: adesso poi per questi urli infelici senti come conficcarsi sul capo il coperchio della cassa da morto, imperciocchè, sebbene la sua ragione avesse licenziato la speranza, pure questa ostinata continuava a farsi vedere e non vedere, come le stelle fra i nugoli nelle notti di tempesta.

Filippo si chinò e si raddrizzò; quello che pensasse nel brevissimo tempo in mezzo a questi due atti non si potrebbe significare con un volume; mostrò essere della razza di Anteo, il figlio della terra, che quante volte cascava sopra sua madre, tante si rialzava più forte di prima; in fatti, di voce fermissimo e di sembiante, riaccese la lanterna e disse:

— Scusi sa, signor capitano, questa maladetta palla tedesca che ha preso a pigione la mia coscia sinistra di tanto in tanto mi dà dolori da cani;