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capitolo xxi.


la istruzione del processo, e Cario, sottoposto agl’interrogatori! parecchie volte, aveva sempre con rara precisione esposta la cosa proprio nel vero modo in cui era andata; ma il Fadibonni con parole sdegnosissime la negava a spada tratta; chiamati gli officiali testimoni, non avevano veduto nè udito nulla; in cuore detestavano Curio, perchè mentr’egli credeva flagellare il solo Fadibonni, tutti ne sentivano dolore, come quelli che andavano tinti di una medesima pece. Però il colonnello, soldato vecchio e di virtù antica, il quale la corruzione della milizia italiana conosceva e deplorava, avendo voluto egli stesso interrogare più volte Curio e a lungo, era rimasto colpito dallo aspetto gentile di lui, dai modi ingenui e dallo accento di verità col quale raccontava, senza alterazione alcuna, nei suoi minimi particolari lo accaduto; anche gli facevano impressione la casata illustre del giovane, la cultura e la fama di prode. Il suo pensiero batteva sempre sul pagherò smarrito: se si fosse potuto ritrovare, certo a Curio una grossa pena sarebbe tocca pur sempre, ma la turpe fraudolenza del maggiore, quantunque non provata pienamente, lo avrebbe salvo dalla morte. In simile concetto si appigliava ad ogni amminnicolo per procrastinare la trattativa della causa, aspettando fiducioso che il miracolo della riperizione del pagherò avesse da un punto all’altro a verificarsi. Ma ormai erano a tale le cose, che un nuovo aggiorna-