Pagina:Guerrazzi - Il secolo che muore III.djvu/76

74 il secolo che muore


tentoso porto di Brindisi restituito alla pristina magnificenza; le Alpi Cozie forate, dopo le Marittime, e le Retiche, e le Giulie, e le Carniche, mentre laveranno la nostra contrada ad inaudita prosperità, faranno fede al mondo del genio italico, il quale, se per inclemenza di fato, durante molti anni, non parve fuora, ei si rimase sotto terra come il grano nei giorni iemali, vo’ dire per cestirvi e trionfare in primavera. Ed anco bisogna riflettere a quest’altro: l’America per lo passato fu uno dei gusci della bilancia dell’universo, ora però, estendendo l’azzurro della sua bandiera a nuove stelle, è chiaro che di guscio aspira a diventarne l’ago, però a noi altresì corre l’obbligo di levarci in alto per produrre lontano il nostro sguardo nei tempi. Signori, ponete mente; sentite voi lo strepito pari a quello di venti cascate di Niagara che precipitino dentro uno abisso di tenebre? Lo udite? Ebbene, sapete voi da che cosa nasce? Dal brontolio delle moltitudini che ripetono: la natura ci donò la terra come il sole: il sole tuttavia possediamo, perchè veruno ce l’ha potuto togliere; la terra no; ce l’hanno rapita; ripigliamola. Signori, diamo opera indefessa a studiare il come per noi si possano chiamare le moltitudini a parte del retaggio costituito dal Creatore alle sue creature, mercè la scienza ed il lavoro. Certo, le moltitudini strascinano la ignoranza come una palla di ferro ribadita al piede del