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capitolo xvi. | 63 |
nistro, da renderla argomento d’inesauribile ilarità: nel delirio dell’adulazione egli chinò troppo la testa, e troppo buttò in alto il turibolo, donde avvenne ch’egli rompesse due nasi: uno fu il suo pel battere forte ch’egli fece della sua faccia in terra, e l’altro del ministro sfracellato dal fiero urto del turibolo. Omobono, smanioso, mormorava negli orecchi all’Elvira:
— Ohimè! Dove diavolo me lo avete scavato? Tanto valeva cercare il male per medicina.
E la Elvira a sua volta, stizzita, rispose:
— Voi dite unicamente; la prima volta ch’ei toma a pranzo a casa, e sarà in breve, io vi giuro di fargli condire le pietanze col sale d’Inghilterra.
— E adesso chi è mai quell’altro che si leva? domandò con trepida esitanza Omobono.
— Gli è un deputato della opposizione, non già della corrosiva, bensì di quella acidula, leggermente purgativa, la quale finisce sempre o per ringraziare il ministro, o per chiamarsi soddisfatta, o per ritirare il suo ordine del giorno.
— Ho capito, notò Omobono, resistenza tanto che basti a salvare l’onore della capitolazione, resistenza che voialtre donne pare abbiate insegnato agli uomini politici.
— Quanto a questo, caro mio, disse di rimando la Elvira, la è quistione sempre indecisa, come quella: ditemi chi fu pria, la messa o il prete.