Pagina:Guerrazzi - Il secolo che muore III.djvu/260

258 il secolo che muore


po’ di quanto ti comprai; e mi piace ripeterti che tu hai a considerare come la fortuna non dia luogo a scelta: dove tu ti ostinassi, me perdi e te non salvi; tu altro non puoi se non aggiungere al vincolo di sangue che ci lega una catena di ferro, la quale verrebbe ribadita dall’aguzzino dalla tua gamba destra alla mia sinistra, ovvero dalla tua sinistra alla mia destra, a piacimento.

Omobono digrignava i denti; si levò con impeto, ma non reggendosi in piedi ebbe a ricascare sulla seggiola; pure riuscì a dire a strappi queste parole:

— Signori, voi lo vedete... mi pare che mi abbiano dato di una mazzola sul capo... lasciatemi in pace... ho bisogno di raccogliermi.

— Il tempo stringe...

— Domani l’altro...

— Che domani l’altro! Domani.

— Ebbene, procurerò di ridurre in essere il portafogli... domani.

— Se le occorre aiuto, rimarrò con lei — disse il Nassoli.

— No, vada col suo principale, ch’egli di certo ne avrà più bisogno di me.

— Dunque a rivederci, conchiuse il vecchio ribaldo, e cercato e trovato il sigaro che già depose spento sul tavolino, lo riaccese alla candela del nipote e se ne andò tranquillo come se avesse conchiuso la compra di una partita di bozzoli.