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capitolo xvii. 153


— Si vende cervello di montone, rispose il presidente facendo spallucce, non il tuo; quando tu metti la tua capacità al servizio del governo, e questi ti paga, non è vendita, ma baratto di uffici; dove tu, almeno sul principio, scapiteresti un tanto. Quale è mai il fine di coloro che si atteggiano a oppositori del governo? Quello di partecipare agli uffici; adesso, siccome coloro che li occupano e ci stanno bene tengono chiusa la porta di strada, e li escludono dalla scala maestra, gli altri appoggiano ai muri esterni una scala da pagliaio e si arrabattano a entrarci per le finestre. Sai tu che ti ho a dire? Si compra la roba che vale: su i banchi dei pollaioli io non ci ho visto avanzare altro che le galline morte di pipita. Specchiati nella Camera dei deputati; a dar retta alle lingue maligne, tutti sono venduti, o da vendersi, e pure insieme al monarca ed al Senato ella forma la prima magistratura del regno.

— Ci penserò; e caso mai mi risolvessi, vi ha detto il ministro a quale impiego mi destinerebbe?

— Per ora basterebbe bucare; ma, appena dentro, va’ sicuro tu saliresti glorioso al cielo come il fumo dell’arrosto.

— Ma pure...

— Ecco, ti servo. Di primo acchito sostituto procuratore regio alla Corte di appello... Eh! che ne dici? Ti pare piccolo slancio?