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capitolo xiv. 341


altro, attesta che in cotesta, o camera o sala, qualcheduno si muove: si giurerebbe che cotesti luoghi sieno deserti, o ci frequentino spettri. Dalla entratura si scorgeva il giardino uliginoso, dove le piante e i fiori sembravano starsi condannati a far penitenza. Rabbrividii, e tanto andai innanzi, che mi rinvenni di un tratto alla presenza della priora. Queste femmine paiono formate tutte sopra un medesimo modello; taluno le disse composte di mozziconi di moccoli avanzati ai mortori: a me piuttosto, considerata bene la qualità viscosa della loro pelle, parvero fabbricate con la pasta da vermicelli, e appunto come le paste nel colore diverse, voglio dire talune bianche, tal’altre tinte di zafferano: gli occhi reverberi di lumi spenti: insopportabile l’alito, perocchè l’anima, da tanto tempo morta dentro di loro, le renda troppo più fìatose dei denti fradici: il gelo della morte le circonda tutte, ghiaccie le mani, ghiaccio lo sguardo, le parole ghiaccie e chete come falde di neve che senza vento fiocchi; mi entrò più che mai il raccapriccio nelle ossa, tuttavia vinto il ribrezzo presi a parlare. A me parve discorrere, anzi, dottore, ve lo affermo addirittura, discorsi di certo con efficacia; e lo potete credere, se considerate quanto smaniosa mi agitasse la passione materna; poteva pretendere, e non di manco le mie parole sonarono affatto umili, pregai, piansi. La priora