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capitolo xiii. 283


Eponina, strappandole con forza irresistibile la pistola; non per questo sbigottì Eponina che animosa con la destra cerca e trova sotto il guanciale il pugnaletto, a lei carissima galanteria, come quello ch’era dono del suo miglior fratello Curio, che aveva per manico le figurine di Amore e di Psiche vagamente intrecciate. Curio nel darglielo le aveva detto sorridendo: «Con questo un giorno ammazzerai qualcheduno.» Katinka non meno svelta di Yanni afferrò Eponina; nel tira tira cadde il fodero, e la serva venne a trovarsi ignudo il pugnaletto in mano, che senza esitare appuntò nella fossetta che fa la clavicola alla radice del collo ad Eponina.

Yanni urlò: Forte! — Ed Eponina: — Ah! scellerata! !

Spruzzò il sangue negli occhi e sulla bocca di Katinka: costei rabbrividita dal sapore del sangue e cieca, lasciava il ferro nella ferita e tremante come per paralisia si appigliava con ambedue le mani alla colonna del letto per non istramazzare.

— Katinka, presto, scappiamo! susurrò Yanni

— Sì, sì, fuggiamo, acconsentiva premurosa Katinka.

E volsero le spalle alla trafitta, affrettandosi verso l’uscio della camera; ma giunti presso al canterale la tentazione li riacciuffò pei capelli, con la man manca l’uomo, con la destra, opperò più