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capitolo xiii. 281


bero libri, di petto ai quali quelli di Proudhon sarieno giudicati conservatori.

Però, quantunque i nostri coniugi in cotesie loro lucubrazioni ponessero garbo infinito, tanto non poterono procedere cauti che non movessero rumore da svegliare Eponina, la quale sollevando il capo interrogò:

— O che fate costi a quest’ora? Perchè senza che io vi chiamassi mi siete entrati in camera?

Katinka. Oh! ecco; la signora si lamentava tanto nel sonno, che abbiamo ruzzolato il letto per correre ad aiutarla.

Eponina. O che credevate mi fossi addormentata nel canterale?

Yanni. No, signora; cercavamo biancheria fine per servizio di vostra signoria illustrissima.

Eponina. Ma nel canterale non ci stanno le biancherie, e voi lo dovreste sapere, Yanni; ad ogni modo lo sa Katinka.

Katinka. Dice bene la signora, ma, rimescolata come sono, non ho avuto capo ad avvertirglielo.

Qui Eponina perse la pazienza e con suono risentito disse loro:

— Sciagurati! Bugiardi! Voi rubavate... uscite subito di casa mia.

E fino a questo punto poteva andare; ci sarebbe stato quasi da scommettere che i coniugi avrebbero spulezzato mogi mogi, e in cotesta medesima notte