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festino di Corte. Ella, signora contessa, mi piace dichiararlo, e quanta onestà vive nel mondo, eppure le godeva l’animo immaginarsi che Ludovico fosse il sostegno della mia esistenza, e me, non dirò erba parasita intorno la torre dall’avito castello, ma per lo meno vite appoggiata all’olmo altrui....; non seduttrice, ma neanco sedotta.... castellana, che avesse reso la rocca, compita la resistenza a pelo, tanto per non offendere l’onore militare; ed ora che trova le parti del tutto invertite, per generosità della sua indole, non le duole, anzi ammira; ma una volontà, che chiamerò spontanea in lei, più forte della sua volontà ragionata, la induce a desiderare che la faccenda fosse andata diversamente. Ella è onesta, eppure, per naturale repugnanza contro me, ella si industriava a screditarmi agli occhi di Ludovico, insinuandogli come dalla conoscenza della mia famiglia e di me gli fossero derivati tutti i mali che pure non avevano origine da me, nè dai miei. Era giusto questo? Era gentile? Avevamo noi fomentato in lui il vizio del giuoco e la dissipazione? Noi, spinto a creare debiti che non avrebbe potuto pagare? Messo noi in mano agli strozzini? Avesse tolto o no danari in prestito da mio fratello, forse sussistevano meno il debito con l’ebreo Zinfi e le cause poco lodevoli che lo avevano partorito? Voi dite che mio fratello in prezzo delle sue obbligazioni gli pagò biglietti