Pagina:Guerrazzi - Il secolo che muore II.djvu/225


capitolo xii. 227


rezione ne avrebbe tirato una ripresa superiore ad ogni previsione.

E poichè, come ammonivano gli antichi, con quei di Creta bisogna cretizzare, così i negoziatori di Eponina si mostrarono alieni da impegnarla una stagione intera, molto meno un anno; ella acconsentirebbe per quattro o sei recite, col compenso di duecento rubli per sera, e non parve caro.

E mestieri dirlo; l’esito non superò solo il presagio del direttore del teatro, bensì anco quello dello stesso signor Mario: a tanto giunse l’entusiasmo, che non si rifiniva mai di parlare del nuovo miracolo, così alla Corte come all’osteria; nelle botteghe dei barbieri come in chiesa: insomma da per tutto. Il direttore del teatro, con sua inestimabile contentezza, si trovò, secondo quello che racconta il cronista Villani, a raccogliere i denari col rastello alla porta del teatro, come i preti alla porta delle basiliche di Roma nel primo Giubbileo instituito da Bonifazio VIII: però, venute a termine le quattro sere, non è da dirsi quale assedio costui mettesse intorno ad Eponina perchè si obbligasse un anno a cantare sul teatro, o nelle accademie particolari, o almeno per una stagione; profondevasi in inchini; ogni giorno un mazzo di fiori, e adesso naturali, ma cresciuti al tepore delle stufe, non già ai raggi del sole: a tutte le persone astanti intorno ad Eponina si raccomandava; mesceva man-