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no; tutti tenevano il dito sul cane dello schioppo alzato; non trovammo inciampi; silenzio perfetto. Avanti con coraggio, ci sussurravano sommesso: gli esploratori hanno percorso fino a Ceppina e non avvisano incontro; rumore di spari non si sente; gli austriaci o non occuparono, o sgombrarono i passi. va’ che la indovinava! Allo improvviso giù sul capo ci si rovescia uno acquazzone di fucilate e di racchette; chi le mandava? Veruno si accorgeva della presenza del nemico: le rupi, le roccie, i macigni, le piante balenavano... e noi? Noi, signori, scappammo. Che cosa vi dirò io? La sorpresa, la notte, il numero, e se voi signori avete in pronto qualche altra scusa, vi prego a prestarmela... ma rimarrà pur sempre posto in sodo che noi scappammo. Ora, signori, tenete bene a mente quello che sono per dirvi: capaci di confessare la fuga sono solo quelli che si sentono forti a ricattarsi, e noi ci ricattammo per virtù del nostro colonnello Guicciardi, una perla di uomo, il quale ci disse: Giovanotti, tutte le ciambelle non riescono col buco; su dunque da bravi, ed a quest’altra bellissima ottava. Puntuali gli ordini, celere la obbedienza; di faccia agli austriaci inseguenti sorge un colle; a questo ripariamo e su questo il colonnello ci postò in due colonne a catena; un po’ più indietro le artiglierie col sergente Baiotto, il quale noi diciamo che val per otto; difatti ha il compasso dentro gli