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48 il secolo che muore


La legge nel medesimo tempo permette e punisce il medesimo fatto secondo le qualità di cui l’opera e la gravità sua; se gravissimo concesso, e concesso altresì al Governo; nei privati, e se lieve, percosso. Il Governo, dopo aver tassato il sangue e la fame, impone il balzello anche alla disperazione: ei si compiace mostrare che dal gioco del lotto ricavi la entrata più grossa del suo bilancio, deplora il male e lo provoca, confessa la colpa e la rinnova; ogni altro gioco meno proditorio pel giocatore perseguita; e al magistrato sembra sul serio amministrare giustizia da un lato condannando la femmina che allotta galline, dall’altro lasciando in pace il Governo, il quale trova modo di risucchiare dalle vene del popolo ottanta e più milioni di lire.

Ma il Governo divora per essere divorato; Polifemo, che dopo avere mangiato ad uno ad uno i compagni di Ulisse, serve di pasto ai Ciclopi. Gli usurai nomadi hanno piantato i tabernacoli loro nelle viscere dello Stato; e quinci mandano le mandrie delle arpie a pascere dintorno: tuttavia tremano, e spaventati spaventano; al popolo parlano di disperazione, come se la disperazione del popolo non dovesse mettere in pensiero loro, piuttostochè questo; e percotono altresì le teste vuote dei legislatori, le quali ripetono come tamburi: «fallimento». Allora tutti quelli che stanno uniti al Governo col vincolo del debito si commovono fieramente per la