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ardenti fuori della fornace; nel vino talora l’eroe pesca i suoi entusiasmi di patria; la morte stessa talora si è spruzzata il teschio col vino.... e valga il vero, Leonida dove ordinò che andassero i suoi trecento innanzi che s’immolasero ai Geni della Libertà? Li mandò a desinare, perchè quanto alla cena, li aspettava allo inforno. Ora va pei suoi piedi che se li mandò a mangiare, li mandò altresì a bere, perchè il bere sta al mangiare come alla mossa il prete, e ci è da giocare il triregno contro un laveggio di Pistoia, che novantanove su cento bevessero vino. Gli uomini da secoli arrangolano per trovare la verità sulla terra, e non la trovano; in chiesa non ci bazzica più per paura delle scottature; in Corte nè manco, dacchè un ciambellano traditore lo diede il gambetto al sommo di una scala facendogliela ruzzolare fino all’ultimo scalino; dai Parlamenti la cacciarono via a furia di granatate; nella curia gli avvocati l’accecarono col fumo di paglia bagnata, cioè con le loro parole: in campagna i contadini le aizzarono allo gambe i cani da pagliaio, in città i cittadini le appiccarono la coda dietro, come i monelli costumano a mezza quaresima: perseguitata a morte, la verità si tuffò dentro un tino di vino e quivi chi la vuole vada a trovarla. In vino veritas, ha bandito lo Spirito Santo, personaggio dabbene ed incapace di profferire bugie.

Ma quando poi l’uomo vede innanzi a sè la vec-