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capitolo v. 161


leggeri, pedanti e presuntuosi, e ciò per virtù degli scapestrati giudizi che ti spippolano lì per lì a occhio e croce, e per lo ufficio, che si pigliano di fare da aguzzini agli uomini politici, e da amostanti alle nazioni della terra: tuttavia non sarebbe giusto affermare che tutti sieno tristi, e ciò perchè taluni professano di buona fede i principii che sostengono, ed in tali altri, essendo peranche giovani, la natura non fu vinta dal costmne; quelli però che si appellano umoristi, e fanno mestieri di buffoni, tieni addirittura per maligni: i ghiottoni si sono surrogati nella convivenza civile ai giullari di corte, i quali campavano di rilievi e di calci; siccome all’uomo che ride di Vittore Hugo avevano foggiato, per via di terribili cincischi, la faccia a perpetuo riso, così la nequizia deformò lo spirito del giornalista buffone alla rabbia dello scherno. O sia che costui privo d’amore e di sdegno contempli senza commoversi tanto gli eccelsi quanto i brutti fatti, o sia, che invaso da itterizia morale tutto asti e derida, vuoisi reputare sempre sozzo animale. Per me giudico i giornali umoristi addirittura postriboli dovo bordollano le arti divine: della miseria della scrittura non tocco nemmeno, ma vi domando se vedeste mai della nobilissima arte del disegno menare scempio più miserabile di quello che si faccia in coteste carte? Poni per sicuro che il popolo dove più cestisce cotesta mala