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148 il secolo che muore


spugna e scosse forte un cordone levando la faccia in su.

Indi in breve fu udito un lieve rumore nel sof fitto; lo avrebbe mosso più forte un topo entrando in dispensa, e poco dopo aperto cheto cheto l’uscio della stanza comparve la lancia spezzata, il cagnotto, l’anima dannata, o come meglio si deva dire, di Omobono; imperciocchè come la cosa avvenga io non lo saprei, ma il fatto sta che le anime male non nascono mai sole nel mondo, bensì si trovino quasi sempre doppie come le mandorle dentro al nocciolo, una più grande, l’altra più piccina; così col carnefice viene al mondo il sotto-boia, e.... ma basta; allo inferno ed alla tristizie umana non si conobbe mai il fondo. Dopo Omobono veniva il suo commesso Gavino Nassoli: costui par di metallo tirato con la lima; se poeta, o pittore l’avessero a descrivere o a dipingere, butterebbero fuori di finestra penna e pennelli: la sua faccia è tutta denti, dai lati della berretta di cuoio gli si drizzano gli orecchi appuntati pari a quelli di un cane da fermo, a cavallo del naso gli stanno le lenti tonde e grandi quanto due scudi, traverso le quali, incavate dentro spessi cristalli di rocca a cagione della molta miopia dell’uomo, ti apparivano i suoi occhi piccini piccini, come lontani un miglio: allorchè costui gli accosta ignudi di occhiali a foglio scritto sembra che piuttosto di leggere i numeri (dacchè egli dai nu-