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dandum corigendum et addendum; quando i Pratesi nel marzo del 1284 riformavano il loro Constituto, a onore del serenissimo re Carlo I e di Parte Guelfa1. Quando poi il Vicario imperiale (e dovett’essere quel Prinzivalle dal Fiesco, di cui parla il Villani al cap. 115 del libro VII) venne in Toscana per chiedere il giuramento di fedeltà a Rodolfo re de’ Romani, Prato gli mandò due ambasciatori, che furono messer Convenevole giudice e messer Guido de’ Migliorati2; i quali, non che confessare il vassallaggio, dichiararono: Comune Prati non erat eius conditionis, cuius sunt alia Comunia Thusciae; quia Comune et terra Prati fuit emptum tamquam emitur equus et campus. Ma chi crederebbe che un erudito Colombario volesse trovare in questa risposta la spiegazione del Sigillo3? E, quando mai, dov’è nel Sigillo l’equus? A me pare o un asino o un bel mulo. Un’altra carta si conserva nel Diplomatico Fiorentino (proveniente dall’Arte de’ Mercatanti), ed è de’ 24 novembre 1282; nella quale Convenevole da Prato, giudice delle appellagioni, sentenzia in favore di Primerano del fu Cuccio del popolo di Santa Maria sopra Porta.

§ 4. Un Convenevole giudice e figliuolo di messer Acconcio rogava nel 1302; e una sua carta pubblicherò parimente illustrando il Sigillo di Sant’Anna. A questo Convenevole si fermò il Mehus4 parlando del Grammatico, e ne fece tutt’uno: ma il Mehus sbagliò. Così non credo che sia il Grammatico quel ser Convenevole, che si trova registrato fra i primi fratelli della Compagnia

  1. Statuta tempore regis Karuli. Frammento dei sei Libri, nell’Archivio del Comune di Prato.
  2. Casotti G. B., Ragionamento istorico dell’origine, de’ progressi e dello stato presente della Città di Prato; in Raccolta Calogeriana, vol. 1, pag. 299: e cita i Diurni dell’Archivio municipale.
  3. Annali ms., vol. IX, 168, 195.
  4. Vita Ambrosii Traversarii, pag. 195 e seg.