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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/202

196 memorie inutili


Egli fu attentissimo per vedere la mia diva e per favellare con lei qualche momento dalla finestra. Sentiva che ne’ suoi discorsi, oltre ad un lago di smisurate adulazioni alla di lei bellezza, grazia e saviezza, innestava sempre la grand’amicizia che avevamo stretta lui ed io da parecchi anni e ch’eravamo piú che fratelli. Scorgeva ch’ella cominciava ad ascoltarlo volontieri e a domesticarsi ne’ discorsi con lui. Io mi sentiva morire, ma mi costringeva a mostrare indifferenza.

Conosceva lui per amico onorato, impuntabile e cordialissimo coll’amico, ma sul fatto delle femmine lo conosceva per il maggior pirata, piú attivo e piú sollecito, che solcasse i mari di Venere. Aveva egli maggior etá della mia, era però bell’uomo, facondo, acuto, vivace, risoluto e spacciativo.

Erano passati alcuni giorni di que’ passeggeri dialoghetti, ne’ quali era sempre rammemorata la grand’amicizia e fratellanza che correva tra lui e me, e mancavano tre o quattro giorni alla sua partenza, che in altra circostanza mi sarebbe spiaciuta: in quella era da me ardentemente desiderata.

Un di que’ giorni ho udito ch’egli le narrava d’aver una chiave d’un palchetto nel teatro a San Luca e che andava quella sera alla commedia col suo caro amico. Aggiungeva di scorgere in lei della mestizia, e la consigliava efficacemente a unirsi con noi e a venire a respirare un poco d’aria e a divertirsi al teatro. Ella rifiutava e negava quella unione con de’ modi civili e prudenti. Egli batteva forte su questo punto per persuaderla e mi chiamò perch’io soccorressi la di lui persuasione.

La giovine guardava me quasi dicendo: — Che pare a te? — L’amico mi teneva gli occhi sbarrati addosso per vedere se le faceva qualche cenno che significasse un no.

Io voleva tener celata la mia debolezza ed era imbrogliato. Credei bastante il dire ch’io giudicava la signora prudente, e che s’ella negava, doveva avere delle fondate ragioni per negare, e ch’io non poteva che lodare la sua negativa.

— Come! — gridò l’amico, — tu hai cuore di non animarla a fugare alquanto di quella sua mestizia! Non siamo forse noi due persone oneste con le quali può fidarsi a venire? Rispondi.