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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/201


parte seconda - capitolo xlix 195

sensuale, non averei provato un acerbissimo laceramento di spirito per qualche mese.

Venne un mio amico a Venezia condotto da alcune faccende e fu ad alloggiar meco. Egli mi vidde dire qualche parola alla giovine, e incominciò a motteggiarmi sull’amore, lodando molto la mia scelta.

Volli fare il ragazzo serio, esagerando sulla saviezza e sulla modestia della persona ch’io conosceva per accidente dalla finestra come vicina, e protestando ch’io non aveva mai posto piede nella di lei casa, la qual cosa era vera.

L’amico, ch’era assai scaltro e assai gallo sul proposito delle femmine, si mostrò non persuaso della mia asserzione, e volle a forza sostenere ch’io era intrinseco amante di quella bellezza, perocché aveva ciò letto negli occhi dell’uno e dell’altra.

— Tu mi sei vero amico onorato e sincero in tutte le cose — diss’egli, — ma sul fatto de’ tuoi amori non ho mai potuto strapparti il secreto. Tra gli amici niente deve essere occulto, ciò che sa l’uno deve saper l’altro, e mi fai un’ingiuria facendo arcani su queste inezie amorose.

— Non ho assolutamente nessuna di quelle confidenze, che tu da malizioso sospetti, con quella giovine rispettabile — rispos’ io; — ma per farti vedere ch’io sono sincero con gli amici, ti dico che se anche avessi delle confidenze mi lascerei tagliare la lingua piuttosto di palesarle ad un uomo vivente, perché l’onore delle donne è per me una specie di tabernacolo. Sono sincero e fedele amico in tutto ciò che le leggi della amicizia comandano; ma non credo che l’amicizia comandi che si palesi a un amico la fragilitá e la vergogna d’una povera donna, che può aver sacrificata la sua virtú colla fiducia che il suo errore rimanga secreto tra lei e il depositario favorito dal di lei abbandono; né credo che il tener ferma questa secretezza, doverosa persino all’amico, possa offendere questo amico.

Disputammo alquanto prò e contro su questa massima, e tenni sempre illesa la mia proposizione, ch’egli onorò infine delle sue risa, dileggiandomi e dicendo ch’io aveva un’opinione da antico romanzo spagnolo.