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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/194

188 memorie inutili

gondola e visita a una cugina in puerperio. Chi avrebbe mancato? V’andai.

Non sono esprimibili il giubilo, la vivacitá e la grazia con le quali quella ragazza m’accoglieva. La nostra conversazione era gaia, affettuosa, un commercio di sentimenti e de’ tratti di spirito.

Tutte le nostre carezze consistevano in un tenersi per la mano, in un stringersi la mano reciprocamente a qualche detto arguto che ci piaceva. Non v’era pericolo ch’ella esprimesse una parola smoderata o mi desse il piú picciolo indizio di immodestia. Eravamo due innamorati morti, rispettosissimi l’uno per l’altro, e tuttavia paghi de’ nostri rapimenti d’affetto.

La carta col sassolino, il Ponte storto e la gondola erano spesso a campo. Io non so quanti e quali pretesti di visite trovasse quella giovine col marito, ma in vero la maggior parte di queste visite s’erano ridotte in un passare uniti alla Giudecca o a Murano, dove ci fosse un orto e qualche casupola solitaria, in cui mangiavamo un’insalatina, alcune fette di prosciutto o altro, sempre scherzando, sempre ridendo, sempre giurando che ci volevamo un gran bene, sempre modesti e sempre sospirando nel separarsi.

Notava che in quelle frequenti nostre oneste contraffazioni ella aveva ogni volta cambiata gondola e gondoliere. Ciò era per una di lei giudiziosa cautela.

Eravamo giunti ad una perfetta e sempre innocente amicizia. Parlo quanto all’esterno, ché de’ lavori interni della fantasia e de’ desidèri non fo alcuna fede. Il «lei» s’era cambiato nel «voi» e il «voi» s’era cambiato nel «tu», e tuttavia i nostri amori consistevano nell’esser vicini l’uno all’altro, nella delizia delle espressioni vocali, nel tenersi presi l’un l’altro per le mani, in qualche stringimento di mano e nell’appoggiarsi reciprocamente talora le nostre mani a’ nostri cuori che pulsavano come martelli.

Un giorno le chiesi la storia del suo matrimonio. Ella mi rispose scherzando: — Tu riderai, ma sappi ch’io sono una contessa. Mio padre, ch’è il tal conte, aveva me e un’altra mia sorella uniche figlie. Egli è un scialacquatore che ha consunto