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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/19


parte seconda - capitolo xxv 13


La salute, le lunghe giornate, l’ozio e la solitudine villereccia risvegliarono in me la brama d’occuparmi allo scrittoio e d’abbozzare de’ nuovi capricci scenici.

Per prima cosa volli dar fine a’ dialoghi del mio dramma antipatico: Le droghe d’amore, giá in ossatura e a cui mancavano poche scene dell’ultimo atto. Lo terminai con un’avversione indicibile.

Passai a Padova in casa del mio buon amico signor Innocenzio Massimo, e siccome io sapeva ch’egli ascoltava volontieri la lettura de’ scritti miei, recai meco quell’aborto teatrale che tra i molti suoi difetti aveva quello d’essere d’una lunghezza esterminata.

Volli vedere qual effetto faceva sull’animo suo quell’opera, conoscendo l’ottimo suo discernimento. Egli ascoltò pazientemente la eterna lettura, applaudí molti tratti del dramma e concluse che per la di lui opinione l’opera doveva riuscire nel teatro, quando però la immensa lunghezza non facesse ostacolo al buon esito di quella. Mi determinai a lasciarla da un canto come cosa non scritta; ma il Sacchi non dormiva su questo punto.

Giunto io nuovamente in Venezia trovai una lettera del Sacchi, il quale con de’ forti stimoli e con le piú sviscerate preghiere mi chiedeva Le droghe d’amore, promettendo i soliti mari e monti nella decorazione. Aggiungeva che la Ricci, che aveva udita la lettura di quel dramma, gli replicava delle maraviglie.

Gli risposi che veramente aveva condotto al suo fine il dramma, ma che mi trovava sempre piú alieno dall’esporlo al pubblico; che però non essend’io d’un carattere ostinato, lo leggerei a mio fratello Gasparo e che dipenderei dal di lui consiglio.

Volli anche infastidire le orecchie di mio fratello. Mio fratello, sofferentissimo, ascoltò con attenzione la lunghissima lettura, in cui logorai per la terza volta una gran parte de’ miei polmoni. Gli chiesi infine l’ingenuo di lui parere e se credesse ch’io potessi senza ricevere delle fischiate esporre in teatro quella composizione.

Egli mi rispose che l’opera conteneva de’ buoni squarci teatrali, che trovava però in essa de’ tratti somigliantissimi a quelli