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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/307


parte seconda - capitolo xi 301


La fiamma che compariva nel suo viso al dire d’una bugia non era perché le dispiacesse il dirla, era per la mancanza d’arte e per la rabbia che aveva di non poter colorirla di veritá.

Per quanto si affatichiamo, non possiamo giammai spogliarsi appieno dell’amor proprio. Crediamo facilmente di aver qualche merito maggiore di qualche altra persona, d’essere distinti; e il maschio che ha della parzialitá per una femmina proccura insino di ingannar se medesimo in sui difetti di quella, e vede agevolmente delle buone qualitá nelle qualitá pessime. Non v’è che il tempo, gli avvenimenti e le osservazioni che guariscano un uomo da tal malattia.

Ho dette le attrattive che m’allettavano. Ecco il rovescio della medaglia, che suscitava le mie sospensioni e i miei dubbi.

La prima prova d’amicizia ch’ebbi dal canto di quella giovane fu il non poterla mai indurre ad un’ora almeno per giorno di lettura di buoni libri, di spiegazione di colti francesi, d’esercizio di scrivere qualche riga riflessiva e corretta. Tutte le mie persuasioni, le mie preghiere e tutti i miei rimproveri in questo proposito furono gettati.

Mi adduceva ella che gli affari della sua famiglia le impedivano cotesti momenti. Averei voluto impiegare in ciò il maggior tempo della mia conversazione, come aveva fatto con le altre attrici della sua compagnia; ma ella mostrava tanta noia, tanto ribrezzo per l’esercizio sopra accennato che non mi fu mai possibile d’indurla ad un qualche studio, fuori che a quello di scorrere di passaggio le parti ch’ella doveva recitare in sul teatro. Confortata dalla propria audacia e animata da’ pubblici applausi, credeva internamente, forse, di non aver bisogno d’uno studio coltivatore del di lei animo e del di lei intelletto.

Nondimeno, tra gli affari ch’ella mi adduceva per scusa, i maggiori e che la occupavano quasi tutto il giorno erano la tavoletta, lo specchio eterno, l’attaccar merletti, il rinnovar nastri, il cambiar veli, lo studiare l’armonia de’ colori e simili faccende; armi utili per la scena, ma che poste nel sommo principal grado d’occupazione, oltre al desolare lo scarso onorario