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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/11


memorie inutili 5

la brutalità di scriverli, ma anche quella di farli stampare e pubblicare a mente fredda e serena.

Qual uomo di senno potrà negarmi che ci sieno dei mortali di talento e d’onore, ma dominati dalla voluttà, da un cieco amor proprio e da una gigantesca presunzione ch’hanno concepita di lor medesimi, i quali per non sapere o non volere uniformarsi a’ sistemi di vivere del paese loro, né bilanciarsi col proprio stato, né con le condizioni tiranniche nelle quali è posta talora la misera umanità dove nacquero, né con la forza a cui devono star soggetti, massime se aspirano a de’ luminosi o lucrosi uffizi, combattuti e incalzati, possano farsi un grosso numero di nimici anche ingiusti e ordirsi un turbine di sciagure da lor medesimi senza avvedersi?

Tali uomini, niente filosofi, e da essere compianti nell’indole loro, vedono sempre gli oggetti delle loro sventure fuori da loro medesimi, e si tessono grado grado, per temperamento, tante avversità, che con dolore de’ loro ottimi consanguinei e de’ sensibili lor patrioti, gl’inducono a odiar la patria, a fuggire disperati, bestemmiando; e si può dire di questi, in Venezia, ciò che disse un giorno Boelò a Parigi :

     Mais le jour qu ’il partit, plus defait et plus bléme
     que n’est un penitent sur la fin du caréme,
     la colère dans fame et le feu dans les yeux,
     il distila sa rage en des tristes adieux.

Miserabile quel scrittore che nel giustificarsi non vede in sé che meriti e argomenti da panegirici; trova in un esercito di persone oggetti, in suo confronto, da condannare e satireggiare, e crede di poter intitolare apologie de’ libelli.

Ho sempre compiante le crudeli sciagure sofferte, e in vero sofferte, in parte con ingiustizia, dall’autore del libro stampato in Stockholm l’anno 1779, e sparso per ie famiglie di Venezia l’anno 1780; libro giudicato esecrando da’ possenti ingiusti oppressori ingiuriati, e libro che da quelli si volle affogato nella dimenticanza e nella obblivione, come scandaloso e sacrilego, con un mal impiegato e mal comandato silenzio.