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delle tre melarance. 39

lazzi erano facetissimi. S’addormentava. Le fiamme incenerivano il terzo arrosto.

Si chieda all’uditorio, il perchè questa scena piacesse estremamente.

Giungeva Pantalone gridando. Destava Truffaldino. Diceva che il Re era in collera, perchè si erano mangiati la minestra, l’alesso, e il fegato, e l’arrosto non compariva. Viva il coraggio d’un Poeta. Questo era un sorpassar nella bassezza le baruffe per le zucche baruche delle Chiozzotte del Sig. Goldoni. Truffaldino narrava il caso della colomba. Pantalone non credeva tal maraviglia. Compariva la colomba, replicava le parole portentose. Truffaldino era per cadere dal sonno. Questi due personaggi davano la faccia alla colomba, che svolazzava per la cucina.

Tal caccia interessava molto l’uditorio. Si prendeva la colomba, si metteva sopra una tavola, si accarezzava. Si le sentiva un picciolo gruppetto nel capo; era lo spillone magico. Truffaldino lo strappava. Ecco la colomba trasformata nella Principessa Ninetta.

Gli stupori erano grandissimi. Compariva la Maestà del Re di Coppe, il quale con monarchesca gravità, e collo scettro alla mano minacciava Truffaldino per la tardanza dell’arrosto, e per la vergogna, che sofferiva un suo pari coi convitati. Gran superiorità d’un autore! Giugneva il Principe Tartaglia, riconosceva la sua Ninetta. Era folle per l’allegrezza. Ninetta con brevità narrava i