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prefazione. vii

ripicco al realismo democratico e borghese ed alla placida celia della commedia Goldoniana la burlesca e strampalata ironia delle sue Fiabe e delle sue imitazioni Spagnolesche. L’uno e l’altro hanno scritto le Memorie della propria vita. Ma il Goldoni scrive la storia della sua vita, affinchè serva a quella del suo teatro e fra la sua vita ed il suo teatro passa un vincolo così stretto e così intimo, che le prefazioni e le dediche delle sue commedie gli servono di documento per richiamarsi a mente tutte le sue vicende passate, sicchè non parla quasi che del teatro, e tutto il resto gli si confonde in una nebulosa piena d’obblio, nella quale non discerne più nè volti nè nomi. Quando si mette a scrivere le sue Memorie, non ha più nè rancori (se mai ne ebbe), nè timori, nè speranze. Sa che, deposta la penna, non la ripiglierà più e non gli rimarrà che di aspettare la morte tranquillamente. Quindi è che sulla sincerità inoffensiva e disinteressata de’ suoi ricordi non cade mai ombra di dubbio. Il Gozzi invece scrive le sue Memorie (che qualificò inutili e pubblicate per umiltà, benchè nè inutili le credesse, nè l’umiltà fosse mai stata tra le sue virtù) scrive le sue Memorie con un proposito espressamente ed unicamente apologetico, perocchè, impedito dall’ombrosa autorità del governo di rispondere ex abrupto al libello d’un suo nemico, volle, dipingendo tutto sè stesso, rispondergli indirettamente e mostrare che le imputazioni dategli erano in aperta contraddizione con la sua