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clxiv prefazione.

vedesi del resto ch’egli non era poi quell’inespugnabile Catone, che vuole apparire. Ma, poichè Carlo Gozzi volle descrivere il proprio esterno ed interno nella sua autobiografia, è pregio dell’opera riferire le sue parole:


«La mia statura è grande, e m’avvedo di questa grandezza dal molto panno che occorre ne’ miei tabarri, e da’ parecchi colpi ch’io dò colla testa nell’entrare in qualche stanza che abbia l’uscio non molto alto. Ho la fortuna di non essere nè scrignuto, nè zoppo, nè cieco, nè guercio.... Questo è quanto credo di sapere, e di poter dire della mia macchina, avendo lasciata sino dalla mia giovinezza la briga alle femmine di dirmi bello per lusingarmi e di dirmi brutto per farmi rabbia, senza che vincessero mai nè l’una cosa, nè l’altra. Escluso sempre il sudicio da me abborrito, s’ebbi in dosso qualche vestito di taglio moderno, fu per opera del sartore, e non mai della mia ordinazione.... L’acconciatura de’ miei capelli dall’anno 1735 all’anno 1780 in cui scrivo fu sempre della forma medesima.... Non ho mai cambiato modello di fìbbie alle scarpe sino a tanto che spezzate le prime fibbie, dovei cambiarle per necessità, e se nel cambio ci fu qualche differenza di modello, dal quadro all’ovale, lo fu per consiglio dell’orefice, che mi fece prendere le più leggere, perchè si rompessero più presto.... I poco parlatori, e assai pensatori, come sono io, occupati nei molti loro pensieri, prendono il vizio di incrocicchiare le ciglia per maturarli, il che dà loro un aria brusca, severa, e presso che truce. Bench’io abbia l’animo sempre allegro.... gli infiniti pensieri, ch’empierono sempre la mia testa in burrasca, o per imbrogli della mia famiglia, o per riflettere alle ragioni delle mie liti nel Foro, o per riparare a qualche disordine, o per architettare una mia composizione poetica, o qualche prosa, mi fecero cadere nel vizio del corrugare la fronte, dell’aggrottare e incrocicchiare le ciglia per modo, che unito