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canto primo 25

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     Quando giurare a qualchedun volea,
acciò credesse le bugie la gente:
— Per quella santa confession — dicea —
che feci stamattina indegnamente. —
E s’un giurava per Dio, si torcea
facendosi la croce prestamente;
e poi, volgendo l’occhio, dicea piano:
— Non nominate il Signor nostro invano. —
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     Ma scandol sempre giva mulinando:
mai non tenea la sua mente in quiete.
Talor soletto andava passeggiando
lá dove son le dinunzie secrete,
e in quelle bullettin venia gettando
contro al tal uom, al tal frate, al tal prete,
e cagionava ben mille sciagure;
poscia ingrassava udendo le catture.
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     Un altro spasso avea il fraudolente:
che tenea spia di tutti gli amoretti;
poi di soppiatto avvertiva il ser’ente
e inventava raggiri, atti e viglietti,
tal che faceva piú d’un uom dolente,
e nascer mille ciarle e tristi effetti,
e dissension nelle case e vergogna,
e andar gli sposi in mitera ed in gogna.
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     Gan cosí rimoderna i tradimenti
con l’aiuto de’ conti di Maganza,
Griffon, Viviano. Anselmo e piú di venti
di que’ paesi o razza o mescolanza,
i quali in viso parean buone genti,
divoti in chiesa e pieni di creanza,
ma poi la notte taluni rubavano
e alla bassetta e al faraon baravano.