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canto duodecimo ed ultimo 283

7
     Il vecchio Uggero in traccia di Marfisa
non andò molto lunge dalle mura.
Cavalcò poche miglia alla ricisa,
con gran molestia d’una sua rottura,
dicendo: — Io sono il soccorso di Pisa;
il zelo v’è, ma stanca è la natura. —
Chiese notizie a parecchi villani,
la fece dire in chiesa a tre piovani.
8
     Ma finalmente, stanco e appassionato
d’aver abbandonata Galerana,
che aveva innanzi agli occhi in ogni lato
per lui dolente e vecchia e poco sana,
la rottura e l’amor l’han consigliato:
è la speranza per Marfisa vana;
sicché tornò a Parigi di portante,
lasso come venisse da Levante.
9
     Giunto a Parigi, Galerana attenta
volle gli fosser poste le coppette,
sei sopra i lombi, e grida: — Ch’ei le senta, —
ed una in sulla nuca, che fúr sette;
né mai fu lieta né mai fu contenta
se anche un servizial non se gli mette,
dicendo: — So ben io che un serviziale
a un riscaldato è la man celestiale. —
10
     Dodone aveva scorsa l’Inghilterra,
invano di Marfisa ricercando.
Qui d’un suo portafogli, che disserra,
ben mille commession venne cavando,
che al partir di Parigi un serra serra
aveva avuto di «vi raccomando» ,
sentendo ch’ei di Londra va a’ confini,
da cavalieri e dame e paladini.