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canto duodecimo ed ultimo 281

CANTO DUODECIMO ED ULTIMO.


ARGOMENTO.


Ritrova Orlando in luogo stran Morgante.
More il guascon per la filosofía.
Si dá un dettaglio general galante
di Carlo e Francia e della baronia.
Move la guerra Marsilio arrogante.
La bizzarra ha una fiera pulmonia:
guarisce mal, che tisicuzza resta;
da pinzochera alfin caccia una vesta.


1
     Della mia penna d’oca, alme annoiate,
questo è l’ultimo corso e del mio inchiostro.
È Marfisa al suo fin, non dubitate;
non mi chiudete il caro udito vostro.
So che in picciol drappello siete state,
che lo stíl mio non è pel secol nostro,
ma un rancidume italian che offese,
non essendo condito col francese.
2
     Soccorri, o Febo, i sezzi versi miei.
O Febo, o Febo, non sei g^á piú il sole.
Ciechi siam tutti, e ben esser vorrei
scrittor, piú che di cose, di parole.
Né tu se* un dio, né gli altri dèi son dèi;
sono squagliate omai le antiche fole;
ma perch’io tengo ancor di muffa un poco,
scandalezzando ognun, te, Febo, invoco.