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16 la marfisa bizzarra

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A poco a poco l’agio e la quiete
gl’intabaccava sempre maggiormente;
le loro illustri imprese che sapete
eran lor quasi uscite dalla mente;
anzi ridevan spesso (or che direte?)
quando sentian raccontarle alla gente.
Alcun si vergognava aver ciò fatto,
e giudicava d’esser stato matto.
12
Se qualchedun si sentia male a’ denti
o tosse o doglia o qualche altra magagna,
tosto diceva: — Ecco il frutto de’ venti
e delle piogge della tal campagna. —
Pur nondimen mangiava ognun per venti,
beveva vin da Scopolo e di Spagna,
dormiva sodo e tenea concubine,
a’ passati disordin medicine.
13
Della religione il zelo santo,
per cui la vita a ríschio posta aviéno,
era scemato e raffreddato tanto
che parea non ne avessino piú in seno.
Ne’ dí di festa alla messa soltanto
ivan con rabbia o sonnolenti almeno,
e sol per uso o per veder la dama
ed attillati per acquistar fama.
14
I romanzieri dall’eroiche imprese,
dalle battaglie e da’ sublimi amori
piú non si nominavan nel paese,
perché i moderni eran usciti fuori
co’ fatti de’ baron, delle marchese,
che mille volte si tenean migliori
per certe grazie, e cosí piú alla mano,
e assai piú confacenti al corpo umano.