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236 la marfisa bizzarra

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     Nella Filosofessa italiana
un altro modo ho letto di fuggire.
Di nottetempo questa settimana
potrete al muro del giardin venire.
Una scala portatile alla piana
appoggerete, e dovrete salire:
quando siete in sul mur, tirate suso
la scala e a me la calerete giuso.
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     Salirò anch’io sul muro, e allor potremo
ripor la scala al di fuor nuovamente,
e l’una dopo l’altra scenderemo:
questa è cosa da farsi agevolmente.
Uscite, poscia ci travestiremo
per non esser scoperte dalla gente;
e poi nell’alba, all’aprir delle porte,
schizzerem fuor della cittá alla sorte.
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     Io voglio come maschio esser vestita:
voi, come donna, siate mia mogliera. —
Diceva Ipalca: — Trista alla mia vita!
Per me farò da moglie volentiera. —
Ed ebbono ogni cosa stabilita,
e di fuggire un sabbato da sera.
Dovea rubare Ipalca a Bradamante
per le bisogne non so qual contante.
46
     Sapea dove la moglie di Ruggero
teneva piatta una sua borsa d’oro.
Ipalca aveva un occhio di sparviero,
e brievemente le ciuffo il tesoro.
E un sabbato di notte all’aer nero
fu data esecuzione a quel lavoro,
e la «filosofessa» fu imitata
sino a un peluzzo, alla fuga ordinata.