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216 la marfisa bizzarra

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     Per ripigliare il filo della storia,
non è da dimandar se i parigini
san di Marfisa il caso alla memoria,
o se lo narran per i botteghini;
ma perché, quando s’è suonato a gloria,
cambiasi il suon ne’ vespri e mattutini,
comincia a far compassion Marfisa,
e fannosi discorsi d’altra guisa.
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     Sul marchese Terigi poco a poco
tutte le lingue volsero il furore.
— Che gran soggetto da far tanto foco
— diceasi — pel decoro e per l’onore!
Si sa che l’avol suo faceva il cuoco;
suo padre di Martan fu servitore,
e ch’egli fu d’Orlando lo scudiere,
e non è uscito ancor di gabelliere.
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     Finalmente Marfisa era una dama,
che cominciava a far la sua famiglia.
Amori o non amor, fama o non fama;
che gran soggetto! che gran maraviglia!
Gran novitá, la moglie che cento ama
fuor che il marito, da inarcar le ciglia!
Terigi la fenice esser dovea,
ch’una consorte tutta sua volea. —
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     Come l’olio, facevano i parlari,
che sopra d’un mantello sia caduto;
s’egli è una stilla, non istá poi guari
che si dilata e una spanna è cresciuto.
Con tutti i suoi poderi e i suoi danari,
odioso è Terigi divenuto:
dall’odio nasce la persecuzione;
se dice il Credo, non ha piú ragione.