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goa: “la dourada„ 47

Venere dall’altra — una Venere che sa di sacrestia e di Santa Inquisizione — si contendono a volta a volta l’eroe navigatore. Il poema s’apre con una bufera d’antico stile, quando Vasco De Gama piega il Capo delle Tempeste: Bacco lo perseguita, Venere lo protegge. Sbarco a Melinda, accoglienza del Re e della figlia, ed ospitalità generosa, a sdebitarsi della quale Vasco riassume in tre lunghi canti gli annali del Portogallo, le sue glorie passate e future; la filastrocca oratoria di tutti gli eroi antichi quando giungevano alla Reggia ospitale.... Ed ecco Didone camuffata da Ines de Castro, e il quadro commovente della partenza di Vasco con la sua flotta, e il Ciclope, parodiato dal gigante Adamastorre. E tra queste reminiscenze omeriche e virgiliane Vasco giunge a Goa, la espugna, s’impossessa di tutta l’India e non dimentica con i vari Rahja un formale contratto di commercio, in belle ottave armoniose. I navigatori ritornano in patria trionfalmente e sono accolti in un’isola incantata, paradiso allegorico dove le ninfe di Teti, ferite da Venere, li compensano d’ogni dura fatica. I santi del Paradiso