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Alcina 109

tutta l’iride azzurra che mi scrutavano fino in fondo dell’anima.

— È vero. Siate sincero, — disse Eleanor con voce commossa, ma ferma, — per l’affetto che mi portate e che vi porto, verrò. Aspettatemi verso la quarta metopa; vi prometto che al Notturno di Sinding sarò con voi. La mia anima — corresse — sarà con voi!

Sorrisi amaramente al gioco di parole, deluso e scontento. Ma Eleanor non sorrise, alzò la mano come a suggellare una promessa.

— Sarò con voi.

E poiché mi volsi ancora a salutarla dalla soglia, con un sorriso deluso ed incredulo, essa ripetè solenne:

— Vi giuro che sarò con voi!


Perchè quella promessa e quel volto atteggiato ad una tenerezza quasi tragica mi diedero il brivido? Uscii dalla “Buona Sosta„ con un’esaltazione strana, m’avviai quasi di corsa verso l’albergo. A mezza via, dall’ombra di una siepe di agavi e di cacti, balzò il dottor Gaudenzi.

— Ti si vede, finalmente! Ma passi le tue giornate alla “Buona Sosta„! Dalle ruine alla gobba, dalla gobba alle ruine. C’è poca differenza. Comincio a pentirmi d’avertela presentata. Per tanti motivi.