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Alcina 105

rate da schiere di buoi fustigati, mentre le seghe tagliavano, le vanghe scalzavano i capolavori alle basi. E le moli precipitavano in frantumi spaventosi, con un rombo che faceva tremare la terra. Ora sulle nudità divine, tra le pieghe dei pepli, nidificano le attinie e i polipi di Porto Empedocle.

— Cose da invocare un secondo toro di Falaride per i cristianissimi demolitori.

— Il gregge! Il gregge dell’Abazia! — Miss Eleanor s’interruppe ad un tratto, ebbe uno di quei suoi moti fanciulleschi di bimba sopravvissuta, — il gregge dell’Abazia! Guardate che incanto!

Dall’interno del Tempio, sul grigio delle colonne immani, biancheggiarono ad un tratto due, trecento agnelle color di neve. Uscivano dal riposo meridiano, dalla fresca penombra, correvano lungo il pronao, balzavano sui plinti, scendevano con grandi belati e tinnir di campani. Tre pastori s’affaccendavano con i cani per adunare le disperse e le ritardatane. Alcune, le piccoline, non s’attentavano a balzare dagli alti cubi di granito, correvano disperate lungo il pronao, protendevano il collo invocando soccorso, con un belato lamentevole. I pastori le prendevano tra le braccia, passandole dall’uno all’altro, tra l’abbaiare dei cani.