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la Semiramide; a S. Moisè un altro dramma del Metastasio, Il Re Pastore, e giochi di saltimbanchi con pantomime. La compagnia famosa del teatro di S. Gio. Crisostomo era in partenza per il Portogallo. Il Goldoni si preparava ad abbandonare il capocomico Girolamo Medebach, e passava al servizio del N. U. Vendramin, proprietario del teatro di S. Luca: ma prima, in quel lungo carnevale, lanciò sul palcoscenico di Sant’Angelo l’irresistibile Mirandolina (l’immortale Locandiera) mentre a S. Samuele trionfava con le note del Galuppi l’astuta Bellarosa, Calamita de’ cuori.

L’opera dei Bagni d’Abano, naturalmente, non fu ripetuta altrove. Il Goldoni stesso, non si sa perchè, nell’elenco dei suoi drammi giocosi, stampato in fine delle Memorie francesi, la ripudiò: “Pièce desavouée par l’Auteur”. Eppure fra le composizioni giovanili del Paisiello si ricordano i Bagni d’Abano, rappresentati a Parma nel 1764 (v. P. E. Ferrari, Spettacoli Drammatico-Musicali ecc. Parma, 1884): solo non conosco il libretto, nè so quali modificazioni possa aver subito il dramma originale. Molti anni dopo, anche Antonio Sografi, commediografo padovano, scrisse una commedia per musica intitolata I bagni d’Abano o sia la Forza delle prime impressioni, cantata nel teatro di S. Benedetto a Venezia il 26 die. 1793 (Sonneck, Catalogue ecc., vol. I, p. 194). Nella lettera di dedica ai nobili Presidenti del teatro il Sografi dice che il soggetto della commedia “tratto dall’immortale Goldoni... fu ancora ai tempi nostri maneggiato felicemente dalla penna d’uno scrittore di Commedie, la di cui modestia non permette di palesarne il nome” (parole riferite dal Wiel, op. cit., p. 452). Il Salvioli poi ricorda nella sua Bibliografia universale del teatro dramm. it. (Venezia, 1894-1901) una commedia di Ferdinando Meneghezzi di Mantova, grande ammiratore e biografo di Goldoni, intitolata appunto I Bagni d’Abano (Milano, 1834).

I Bagni d’Abano, editi la prima volta dal Fenzo (Venezia, 1753, pp. 56, in-16: v. frontespizio), furono ristampati nelle varie raccolte dei melodrammi goldoniani, cioè del Tevemin (Venezia, 1753, t. III, pp. 159-216), dell’Olzati (Torino, 1757, t. Ili), del Savioli (Venezia, 1770, t. III), di Guibert e Orgeas (Torino, 1777, t III, pp. 1-47) e finalmente dello Zatta (Venezia, 1795, t 44, ossia t. X, cl. 4, pp. 339-394).

Mi sembra qui necessario aggiungere come al Goldoni sia stato falsamente attribuito dal Wotquenne e da altri Il Mondo alla moda, insulso dramma-giocoso per musica, rappresentato nel Regio Ducal teatro di Milano nell’autunno del 1752 e stampato, pure a Milano, in quell’anno stesso, da Richino Malatesta. Un esemplare esiste nella Biblioteca del Liceo Musicale si Bologna: fra i cantanti ritioviamo Filippo Laschi e Anna Querzoli Laschi e Agata Ricci e una Vittoria Querzoli; e fra i personaggi un “finto bacchettone” (don Valerio) e un vecchio tutore (Aniceto) deluso dalla pupilla. La lettera poi di dedica al conte Gian-Luca Pallavicini reca in fine il nome dell’autore, che è il dottor Carlo Gandini, scambiato col commediografo veneziano più facilmente per questo che il titolo stesso dell’opera faceva ricor-