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526 ATTO SECONDO
O ti discaccierò da queste porte,

Quando Lavinia sarà mia consorte.
Pippo. La volete sposar?
Conte.   Sì, temerario.
Pippo. Non ho niente in contrario.
Lasciate star le pastorelle in pace,
E poi sposate chi vi pare e piace.
Conte. Non intendo oltraggiarle,
Non intendo levarle ai lor pastori;
Ma giust’è la beltà s’ami e s’onori.
Pippo. Come c’entrate voi?
Vogliamo amarle ed onorarle noi.
Lena. (Questi è quel dell’anello). (alla Cecca
Cecca. (Uno anch’io ne vorrei). (alla Lena
Lena. (Se me ne desse un altro, il piglierei). (alla Cecca
Cecca. Serva del signor Conte,
Bevo alla sua salute.
Conte.   Entro a quel vino
Scenda il cieco 1 bambino;
Scenda dal terzo cielo il dio d’Amore,
Ad infiammarvi, pastorella, il core.
Berto. Anch’io vuò fare un brindisi.
Viva, signor, la sua caricatura. (al Conte
Pippo. E viva il suo valor, la sua bravura.
Conte. Grazie rendo ad entrambi. Il Ciel vi guardi
Da ogni mal, dai nemici e dall’inopia,
E doni a tutti due la cornucopia.
Lena. Amici, con licenza.
Restate, io vado via. (s’alza
Pippo. Dove si va? (alla Lena
Lena.   Dalla padrona mia. (rusticamente
Pippo. (Ah! non mi può veder). (da sè
Lena.   Prima ch’io vada,

  1. Così Zatta. Nell’ed. Geremia: Scenda cieco ecc.