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LA DIAVOLESSA 431
Conte. La lettera ho mandata

Al signor don Poppone,
Cui siam raccomandati,
E saremo da lui forse alloggiati.
Contessa. Lo staffiere non vien colla risposta?
Conte. Napoli è città grande.
Da don Poppone a noi
V’è non poca distanza;
Aver conviene un po’ di tolleranza.
Contessa. Aspetterò che torni;
Sentirem la risposta; ma se mai
Noi questo don Poppone
Ad invitar non manda,
Tosto voglio partir, cambiar locanda.
Conte. Perchè? Non siamo noi
Ben trattati finora?
Contessa.   Eh sì, signore,
Siam trattati benissimo.
Lo so che contentissimo
Ci sta il signor consorte mio garbato,
Della bella straniera innamorato.
Conte. Oh! di chi? di Dorina? V’ingannate.
Contessa. Ch’io m’ingannassi si potrebbe dare;
Ma qui lo torno a dir, non ci vuò 1 stare.
Conte. Ecco Gabrin che torna: or si saprà.
Contessa. Bastami che si vada via di qua.
Conte. Che risposta mi rechi?
Un foglio? Sentiremo.
Temo che, per esimersi,
Trovi qualche pretesto.
Contessa. Sia com’esser si voglia, io qui non resto.
Conte. V’ho inteso; cento volte
L’avete replicato,

  1. Ed. Geremia (1755): vo'. Seguo l’ed. Zatta, perchè sempre, o quasi sempre, nelle stampe goldoniane trovasi vuò.