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vera fin dalla prima scena la lotta fra i coniugi: altre volte marito e moglie si bisticciano nel teatro di Goldoni, per esempio nel Festino (vol. XI), nella Buona famiglia (voi. XII), nella Villeggiatura (vol. XIII: v. inoltre il Matrimonio discorde, intermezzo, nel vol. XXVI), ma qui lo fanno con maggior grazia, direi, e naturalezza. Sembra un preludio delle famose scene degli Innamorati (vol. XIII). Anche il fattor Masotto sa destreggiarsi fra i due padroni e fra i due servi rivali con la destrezza d’un cortesan veneziano. Gustose macchiette Titta e Mingone. Dorina e Livietta serbano forse minor vivacità e originalità di tante altre servette goldoniane. Non approviamo il romanzesco tentativo di fuga di Masotto e Dorina nel secondo atto (v. anche il Filosofo di campagna), ma è di sapore settecentesco e rende drammatico quel finale. False e goffe, come sempre, le ariette serie.

Il libretto fu musicato da Baldassare Galuppi: il pubblico bolognese gradì la musica e la poesia, e l’impresario se la cavò questa volta abbastanza bene: “Poco, è ver, ci perdei, ma ci ho perduto mormora Nattagessi nella Bella verità (1. c.). Pur troppo il destino d’ogni rappresentazione era questo: ”S’hanno mille pensieri e mille guai; - Si perde sempre e non si lascia mai”. L’opera fu replicata a Milano l’anno dopo, nell’autunno del 1756, alla presenza di Francesco III d’Este "amministratore e capitan generale della Lombardia austriaca”, nel carnevale ’57 a Venezia, nel teatro di S. Samuele, poi nella primavera a Frascati e dentro l’anno a Mannheim, nel cara. ’58 a Modena e subito dopo, nella primavera, a Parma, nel carn. ’59 a Perugia (Le Nozze di Dorina) e in quello dell’anno seguente a Reggio e a Roma (ridotta qui a semplice intermezzo, pure col titolo: Le Nozze di Dorina), nell’autunno ’60 a Torino, nel carna. 61 a Udine e nella primavera a Firenze, nel maggio ’62 ancora a Bologna, poi nel ’64 a Ferrara e a Vienna, nel ’66 a Lucca (Le Nozze di Dorina) e a Dresda, poi a Lisbona (O casamento de Lesbina), nel ’70 di nuovo a Reggio.

La partitura del Galuppi si trova presso la Biblioteca Palatina di Vienna (ms. 18071: v. Eitner, Biographisch - Bibliographisches Quellen-Lexicon der Musiker ecc., Lipsia, 1901, t. IV, p. 140) e presso la Biblioteca del "Grossh. Hof und Nationaltheater" di Mannheim (v. F. Piovano, B. Galuppi, in Rivista Music. It., 1908, p. 346): ma nessuno finora l’ha esaminata.

La parte di Dorina a Bologna fu sostenuta da Anna Tonelli, la famosa buffa che il Bambini, impresario di compagnie vaganti, aveva condotto quattro anni prima a Parigi, insieme col cantante Pietro Mannelli (v. G. Lazzeri, La vita e l’opera letteraria di Ranieri Calzabigi, Città di Castello, 1907, p. 104). Il nome suo è legato al ricordo storico del famoso trionfo della Serva padrona e di altri felici Intermezzi del Settecento sul teatro dell’Opéra, nel 1752 e nel ’53, e alla grande polemica scoppiata in Francia fra gli ammiratori della nuova musica italiana e i difensori dell’antica musica francese: sì che ebbe l’onore di venir celebrata dal Calzabigi nel poema, tuttavia inedito, della Lulliade (o i Buffi Italiani scacciati di Parigi: Lazzeri, l. c., cap. VI e appendice B: dal quale attinse, senza dirlo, Giov. Orsini nella Fiera Letteraria, II, 1926, n.ri 7, 13, 22). Aveva essa già cantato a Venezia nell’opera seria a S. Cassiano, nell’autunno ’48 e nel