Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1930, XXIX.djvu/394

392 ATTO SECONDO


SCENA XVI.

Dorina, Titta, Mingone e Livietta.

Dorina. (Masotto m’abbandona). (da sè, tentando fuggire

Titta. Non mi fuggite, affé. (trattenendola
Mingone. Non mi spaventa quanta gente c’è.
Livietta. (Gli ho bene imbarazzati:
Così del loro ardir li ho castigati). (da sè

SCENA XVII.

Masotto con lume, il Conte, la Contessa e detti.

Masotto. Vengano i miei padroni,

E vedan due bricconi,
Che a gara, in questa sera,
Volevano rapir la cameriera.
Conte. Tu, scellerato, me la pagherai. (a Mingone
Contessa. Tu esente dal castigo non andrai. (a Titta
Conte. Ne parlerem domani; e voi frattanto
Fate che sieno ben chiuse le porte. (a Masotto
Mingone. Io, signor, non so niente. (al Conte
Titta. Per me sono innocente. (alla Contessa
Conte. Che facevi tu qui? (a Titta
Contessa.   Tu, che facevi? (a Mingone
Mingone. Per difender Dorina io son venuto.
Titta. Ed io venni per te solo in aiuto.
Masotto. Son bricconi ambidue; lor non credete.
Conte. Lo vedrete doman. (parte
Contessa.   Doman vedrete. (parte
Mingone.   Son restato un insensato,
  Che difendersi non sa.
Titta.   Per far bene ho fatto male;
  Non so dir cosa sarà.