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334 ATTO SECONDO
Cavaliere. Bene, ritornerò.

A che ora pranzate?
Pancrazio. Io non lo so.
Cavaliere, Io mi figuro a mezzodì sonato.
Pancrazio. Qualche volta a quell’ora ho già pranzato.
Cavaliere. Dunque verrò più presto.
Ma se vi trovo a tavola,
Non vorrei aspettar.
Pancrazio.   Se i pari suoi...
Cavaliere. Sì, sì, v’ho inteso, io pranzerò con voi.
Pancrazio. Mi dispiace che lei...
Cavaliere. Sendo a tavola insieme,
Potremo ragionar di quel che preme.
Pancrazio. Ragionare di che? non mi ricordo.
Cavaliere. Fate lo smemoriato, e fate il sordo?
Torneremo da capo a desinare.
Pancrazio. Venga. (Per una volta si può fare). (da sè
Cavaliere. E se a pranzo si dee tutto concludere,
L’ora prefissa anticipar conviene.
(Questa mattina io mangierò pur bene). (da sè
  Amico grandissimo,
  Io vo’ compiacervi,
  Voi siete dolcissimo
  Nel chieder favori;
  Verrò, non temete,
  All’ora prescrittami,
  A pranzo verrò.
  Onor così piccolo
  Ad uno che prega
  Con grazia ed ossequio,
  Conceder si può;
  All’ora prescritta,
  Pancrazio, verrò.
  (E intanto la fame
  Così lascierò). (da sè, e parte