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320 ATTO SECONDO
Che più ben, come pria, non mi volete.

Pancrazio. Perchè dite così? perchè temete?
Lisetta. Perchè questa mattina
Voi detto non m’avete una parola;
Ero usata a sentirmi
In camera chiamare, ed ordinarmi
La cioccolata ed il caffè,
Ma questa mane poi,
Nulla, caro padron, feci per voi.
Quando vi sono accosto,
Solo giubilo e godo,
E provo doglia ben sì cruda e strana,
Quando al caro padrone io son lontana.
Pancrazio. Anch’io se teco sono,
Cara Lisetta mia, vivo contento;
Ma non vedi che folla
Di forestieri è stata ad imbrogliarmi?
Lisetta. Che volete voi far? vi vuol pazienza1.
Pancrazio. Tutto va ben, ma con più pace, e senza
Disturbi, io viver voglio,
E perciò ritirarmi più lontano.
Non dormir la mattina il suo bisogno,
Cenar tardi, e star sempre in soggezione.
Non è buon per mia debol complessione,
Io spendo, e in complimento
Mi rovino per gli altri, e però penso
Allontanarmi più: che te ne pare?
Su questo che sapresti consigliare?
Lisetta. Non so che dir: padrone,
Voi ben dite e pensate,
Per quanto a voi conviene,
Ma di me, poveraccia,
Che cosa sarà mai? (piange

  1. Nel testo: pacienza.