Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1930, XXIX.djvu/321


319

ATTO SECONDO.

SCENA PRIMA.

Camera in casa di Pancrazio.

Pancrazio solo.

È bene una gran cosa

Che viver non si possa a modo suo,
E che cerchi ciascuno i fatti altrui,
Senza pensare, e provedere i sui.
Vengo in campagna, e qui goder io bramo
La dolce libertà;
E in questa casa a forza ognor vien gente.
Vengo per divertir la mia figliuola,
Che sempre non stia sola
Serrata in quattro mura,
Ma neppur qua so ben se sia sicura.
Vengo alfin per scoprire
A Lisetta il mio cuor tenero e caldo,
E finora parlarle
Non potetti, e il mio amor manifestarle.
Più lontano anderò, sì, più lontano
E nascosto ad ognun... Ma poi Lisetta
Che farà? Verrà meco
Lisetta ancor; ma s’avvicina... Oh quanto
È vaga ed ammirabile:
Oh quanto, oh quanto sei, Lisetta, amabile.

SCENA II.

Lisetta e detto.

Lisetta. Che fu, signor padrone,

Che v’ho fatt’io? Mi pare