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conta tutto lieto quello che scorge nel canocchiale, o nella scena ridicola dell’eco (atto II, sc. 7), o in quella con Lisetta dove mostra pure un tantino di malizia (atto II, sc. 9). Il vecchio innamorato della serva si rivede sempre volentieri nel teatro di Goldoni. Anche Lisetta ha la solita vivacità delle servette goldoniane. Ledete l’aria: “Una donna come me” (II, 9); vedete come la boria di diventare imperatrice della Luna la renda credula e superba. Notevole poi la satira del costume sociale (per es. atto II, sc. 6 e III, sc. I). sopra tutto contro il cicisbeismo (p. es., atto III, se. 2).

“Libretto più che modesto”: conclude Andrea Della Corte, dopo di aver offerto un largo riassunto del Mondo della Luna (L’Opera Comica Italiana nel 1700, Bari, 1923, vol. I, cap. VII). E invero questi drammi per musica improvvisati dal Goldoni e da altri nel Settecento, non reggono all’analisi, non appartengono alla storia letteraria: semplici scherzi per le sere di carnovale, vissero della vita del teatro, come la commedia dell’arte, come le Fiabe di Carlo Gozzi, ma lo spirito comico li rianima ancora qua e là. Quel finto mondo lunare, così carnevalesco, tutto amore”senza malizia”, tutta giocondità e tutto strepito, come sulla fine del secondo atto, riempiva di gaiezza il teatro, grazie all’arte dei cantanti e alle note musicali che si diffondevano tosto per le calli e sui canali di Venezia, e risonavano poi lietamente da un palcoscenico all’altro per tutta l’Europa.

Alla prima recita di questo dramma nel teatrino di S. Moisè si assegna, sulla fede di Giuseppe Pavan, la data del 29 gennaio 1750 (F. Piovano, B. Galuppi, in Rivista Musicale It., anno XIII, fasc. 4, 1906, p. 723). Donde la ricavasse il compianto maestro che la comunicò al Piovano in lettera privata, e forse anche allo Schatz (v. Sonneck, Catalogue of Opera librettos ecc., vol. I, p. 773), non è noto, benchè il Pavan la ritenesse del tutto sicura (così gentilmente m informa il Piovano stesso). Osservo tuttavia che il Goldoni scrisse il Mondo della Luna prima dell’Arcifanfano, come si rileva da un’allusione evidentissima (atto I, sc. I, dell’Arcif.); e che il carnevale del 1750 ebbe fine ai 10 di febbraio.

Di quest’opera, musicata da Baldassare Galuppi, grandissima fu la fortuna, come riconobbe quattro anni dopo il Goldoni stesso nella prefazione d’un altro dramma, De gustibus non est disputandum (1754): “Auguro a questa operetta la fortuna dell’altra mia, che il Mondo della Luna ha per titolo, non per il felicissimo incontro suo nelle scene, ma per essere stata lodata da un peregrino ingegno, che sull’argomento medesimo ha dato in luce il più bel Poemetto del mondo”. Alludesi qui al Bettinelli. Il Mondo della Luna si recitò a Parma nel dicembre dello stesso anno 1750, a Firenze e a Milano nella primavera dell’anno dopo, a Civitavecchia nel ’54; nel ’54 passò pure le Alpi e lo troviamo a Dresda, poi nel gennaio del ’55 ad Amburgo, in quel medesimo carnevale a Padova, nell’estate a Genova, nell’autunno a Bologna, in fine nel ’60 a Torino e a Londra (22 nov.). A proposito di quest’ultima recita lasciò scritto il Burney: “La musica di quest’opera... è di uno stile comico veramente grato e piacevole, in ispecie nelle arie: Se l’uomini sospirano - Quando si trovano - Oh come è dolce amar, le quali, eccellenti per se stesse, divennero doppiamente attraenti per l’incantevole maniera colla quale vennero eseguite nel canto e nell’azione dalla Paganini...