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IL MONDO DELLA LUNA 535


SCENA V.

Sala in casa di Ecclitico con piccolo tempio in prospetto, illuminato, con la statua di Diana e trono da un lato.

Ecclitico, Bonafede, Cecco da imperatore, Ernesto,
e seguito di Cavalieri e Servi.

Cecco. O uomo sublunare1,

In questo nostro mondo
Le figlie, quando sono da marito,
Si maritano tosto, e non si aspetta,
Come talor nel vostro mondo usate,
Che le femmine sian quasi invecchiate.
Bonafede. Eh signor, le mie figlie
Son pure ed innocenti.
Cecco.   E pur si dice
Che le femmine vostre
Nascon laggiù colla malizia in corpo.
Ecclitico. È vero, dite bene;
Appena una ragazza sa parlare,
Principia a ricercare
Cosa vuol dir sta cosa, e poi quest’altra,
E con il praticar diventa scaltra.
Le fanciulle alla moda
Sanno dove che il diavolo ha la coda.
Bonafede. Ma Flaminia non sa, non sa Clarice
Distinguer dalla rapa la radice.
Cecco. Orsù, se queste figlie
Hanno da star quassù,
Maritarle conviene,
Altrimenti così non stanno bene.
Bonafede. Io mi rimetto a quello che farà
Vostra più che lunare Maestà.
Eccunco. Ecco, viene Flaminia, ecco Clarice,
Corteggiando la nostra imperatrice.

  1. Nelle stampe del settecento si legge soltanto: Uomo sublunare.